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Banana Republic.
novembre 28, 2007, 3:08 pm
Filed under: Politica, Società

Dalle testate on-line le notizie che sgorgano dalle tastiere dei giornalisti sono le più varie. Alcune interessanti, alcune comiche, alcune improbabili.
Un articolo letto su ben tre testate giornalistiche stamattina mi ha fatto riflettere e mi ha fatto capire che, oltre al nostro bellissimo (architettonicamente, storicamente e non solo) paese, ci sono altre nazioni che, gira e rigira, hanno più o meno gli stessi problemi a livello politico.
Ho deciso di rivolgere la mia attenzione nello scrivere questo post verso uno di questi paesi e, chi vuole, può provare a cercare delle analogie con l’Italia. Il fatto sotto descritto è avvenuto in un luogo dove gli scandali sono all’ordine del giorno, un paese che porta all’ilarità e all’incredulità dei vicini confinanti.

Qui si parlerà della North Africa Banana Republic (Repubblica Nordafricana delle Banane) che, nonostante il nome, è un vero stato. Probabilmente alcuni di voi la conoscono con l’altro suo nome, il più diffuso, ma ciò non toglie che essa esiste, è uno stato che ha la particolarità di essere staccato dal territorio africano ma ne fa parte a pieno titolo. Come i più informati sapranno, tale paese è famoso per le sue caratteristiche ambiguopolitiche che ne fanno una nazione oggetto di studi da coloro che si occupano di politichesimo e fantademocrazia nominale.

Il fatto del giorno ha come oggetto un loro magistrato, tale Clementines Hamed Forleo, che nel Settembre dell’anno scorso chiese alla camera del parlamento del suo paese il permesso (e meno male che in tale paese la giustizia è uno dei tre poteri indipendenti dello stato) di poter utilizzare dei compromettenti colpi di tam-tam avvenuti tra alcuni parlamentari. Questa primitiva comunicazione era prova nell’ambito dell’inchiesta su alcune scalate bancarie effettuate tramite una società assicurativa chiamata UNIPOLLI. Ma non entriamo ora nei particolari, così lontani dal nostro mondo!

Il giudice, anzi, la giudice in quanto di donna trattasi, è stata sottoposta ad azione disciplinare con l’accusa di aver, in quella richiesta, utilizzato giudizi abnormi e diffamatori su politici compresi quelli che, strano ma vero, non erano indagati.
Ora bisogna sapere che per essere eletti e accedere alla carica politica in tale paese, uno dei requisiti principali è avere, o perlomeno aver avuto in passato, almeno un processo o una condanna per mafia, truffa, associazione a delinquere, corruzione, tangenti, diffamazione verso i cittadini, uso illecito di mezzi pubblici per scopi personali, attaccare una scuola media con dentro manifestanti, sparare ad altezza uomo sull’autostrada, evasione fiscale, controllo dei media pubblici, aver fatto rientrare i reali confinati all’esilio o, comunque, qualche valida credenziale che faccia curriculum.

Le parole più o meno precise uscite dalla bocca dalla magistrata (so che non esiste il femminile da noi, ma nel loro paese si) nei confronti degli onesti politici sono state: Unga banga inga hunga, magabanga ngumba bunga bunga che, tradotte in Italiano suonano più o meno cosi: sono consapevoli complici di un disegno criminoso.

Questo ha fatto si che questi parlamentari, tra cui alcuni famosissimi da loro come l’attuale ministro degli esteri Maximus Hamir D’Alemis, un senatore chiamato Nicolah El LaTorris, un certo Faxxinus che ha come caratteristica quella di volar via ogni volta che soffia il vento, pertanto obbligato a girare con una cravatta di piombo dai colori sconcertanti e alcuni zerbinati (chiamati in questo modo in quanto hanno funzione di zerbino) del vice-re-e-quasi-papa Silvium Berluxconicus. Ad ogni modo, pare che questi parlamentari abbiano detto: Unga unga manga? Munga Hunga mingo ringo manga, cioè qualcosa di simile a ma chi, noi? queste sono asserzioni assolutamente stupefacenti e illegittime e la loro immediata reazione sia stata quella di chiedere a gran voce al procuratore generale di cassazione, Marius Jhiad Delli Prixcolis, che questa magistrata, che ha ne più ne meno fatto il suo dovere e che ha preso una posizione decisa, venisse messa sotto azione disciplinare in maniera da fermarla prima che interrompesse i fatti illeciti di tali persone.
E questo è ciò che oggi ufficialmente è avvenuto.

Questo è il riassunto del tutto e non è mia intenzione entrare nei particolari in quanto questo paese, così lontano anni luce da noi e dalla nostra cultura, poco ci tocca. Come vedete non solo nel bel paese succedono cose strane e ambigue. A voi trarne le conclusioni.



Quando la logica è un paradosso.
novembre 20, 2007, 3:26 pm
Filed under: Umorismo

Ho da poco iniziato a leggere un libro che ha come tema di base la logica. L’autore è Bruce Colin, appartiene alla collana Scienza e Idee ed è edito da Cortina Raffaello.

Due sono le cose mi hanno attratto al suo acquisto: il fatto che parli di logica e il titolo che promette bene, ovvero Sherlock Holmes e le trappole della logica.
Della stessa collana e autore esiste anche Sherlock Holmes e i misteri della scienza.

Trovo che l’idea di presentare la scienza e la matematica sotto forma di romanzo sia semplicemente geniale, lo avessero fatto anche con me all’epoca della scuola, avrei fatto meno fatica a capire e mi sarei appassionato alla materia molto prima.

L’autore ha unito due cose che amo particolarmente; i gialli e il mistery con la scienza e la matematica …insomma, non ho resistito! :)

Detto questo oggi ho ricevuto una simpatica mail da Münchia con una storiella vecchia ma niente male e, visto che le cose non arrivano mai per caso, la storiella è un problema di logica non indifferente in quanto è anche un paradosso (ok, non è un vero paradosso nel senso matematico del termine).

Quello che scrivo qui sotto non è opera mia ma lo potete trovare in rete in migliaia di siti o forum diversi. Non posso confermare l’autenticità del testo ma voci dicono sia reale e la lettera, come presentata qui sotto, sia realmente stata scritta e inviata al ministro della difesa italiano (non l’attuale, l’evento è abbastanza datato), tanto che l’autore, un ventiquattrenne, pare sia stato riformato dal servizio di leva con la seguente motivazione: riformato per stato psichico instabile e preoccupante e turbe mentali aggravate da un clima famigliare molto disturbante.

A voi il giudizio:

Richiesta di esonero dal servizio di leva obbligatorio

Signor ministro della difesa, mi permetta di prendere rispettosamente la libertà di esporvi quanto segue, e di sollecitare per vostra benevolenza lo sforzo necessaria al rapido disbrigo della pratica.

Sono in attesa della chiamata alle armi, ho 24 anni e sono sposato con una vedova di 44 anni, la quale ha una figlia di 25 anni. Mio padre ha sposato tale figlia. Quindi, attualmente, mio padre è diventato mio genero, in quanto ha sposato mia figlia.

Inoltre, mia nuora è divenuta mia matrigna, in quanto moglie di mio padre.
Mia moglie ed io abbiamo avuto lo scorso gennaio un figlio.
Costui è diventato quindi fratello della moglie di mio padre, quindi cognato di mio padre, ed inoltre mio zio, in quanto fratello della mia matrigna.

Mio figlio è dunque mio zio.
La moglie di mio padre, lo scorso natale, ha avuto un figlio che quindi è contemporaneamente mio fratello in quanto figlio di mio padre, e mio nipote in quanto figlio della figlia di mia moglie.

Io sono quindi fratello di mio nipote, e siccome il marito della madre di una persona è suo padre, risulta che io sono padre della figlia di mia moglie e fratello di suo figlio.

Quindi io sono mio nonno.

Spiegato ciò, signor ministro, la prego di volermi concedere di essere esentato dal servizio militare, in quanto la legge impedisce che padre, figlio e nipote prestino servizio contemporaneamente.

Fermamente convinto della vostra comprensione, la prego signor ministro di accettare i miei più distinti saluti.

Buona settimana! :)



Post Incazzato!
novembre 15, 2007, 11:30 am
Filed under: Politica, Società, Varie ed eventuali

Sono stato tacciato di razzismo e di estremismo per i miei due ultimi post.

Mi è stato detto che ce l’ho con i musulmani vestiti da topo che incitano alla violenza e che ho consigliato di prendere un hotel lontano da una moschea, come se le moschee facessero schifo.

Ovviamente sono stato definito estremista perché non sono dichiaratamente di sinistra e chi si è permesso di muovermi queste critiche probabilmente lo è e se ne vanta. Purtroppo se non sei rosso sei automaticamente nero, non esiste alternativa per chi porta i paraocchi!

E’ vero, non giro con una maglietta con su stampata quella faccia di merda del Che, non lo sopporto e poco sopporto che quell’assassino trucidatore di masse sia mitizzato e portato a simbolo di pacifismo. Ridicolo, l’uomo che ha deciso e approvato le fucilazioni di massa per chi non la pensava come lui, la persona che nel suo testamento ha scritto “Su tutte le cose dobbiamo mantenere vivo il nostro odio ed incoraggiarlo fino al parossismo.” e ancora “l’odio come fattore di lotta, l’odio intransigente verso il nemico che porta l’essere umano oltre i suoi limiti e lo trasforma in un freddo e selettivo macchinario per uccidere.” …neanche Hitler (altro personaggio che poco mi aggrada e che vorrei ricordare, fu a capo del partito nazional-socialista, quindi corrente di sinistra) si era sognato di lasciare ai posteri tali parole!

Non critico chi in Ernesto Guevara ci vede un mito, non mi interessa, è libero di farlo e questo suo diritto lo rispetto. Anch’io credo in Paperino e voglio che questo venga rispettato.
Questo non è un post contro Che Guevara, l’ho solo preso ad esempio, cose da dire ne avrei anche su Mao Tze Tung, Lenin, Mussolini (che è stato membro del PSI, per chi non se lo ricorda), quella grandissima faccia da schiaffi di Hitler e tutta l’allegra compagnia.

Chi mi taccia di essere troppo duro quando parlo di stato, polizia, politici e quant’altro, sono in genere le stesse persone che vanno in giro a dichiararsi liberali e umanisti ma che non si abbasserebbero mai a invitare in casa loro i miei amici africani o cinesi immigrati a Torino e che fanno fatica ad inserirsi nella società, sono così liberali che ammazzerebbero tutti gli zingari e darebbero fuoco ai campi nomadi ma, definendosi popolari, questo non li fa sentire in colpa, anzi, le loro colpe le scaricano su chi, come me, ogni volta dice quello che pensa senza vergognarsene, su chi come me cerca di capire le cose prima di giudicarle cercando di non cadere in preconcetti su appartenenza politica o sociale.

Io sono per la libertà di pensiero, compresa la mia. Indipendentemente dall’ambiente sociale che frequentiamo, dalle idee inculcate nell’infanzia e dal volersi o meno sentire accettati a tutti i costi.

Mi sono sentito dire di essere troppo critico con la polizia italiana mentre andrebbe difesa, che non sono tutti stupidi fino al punto di sparare ad altezza uomo lungo l’autostrada. Ma grandissime teste d’uovo, lo so benissimo da me che non tutti i poliziotti sono dei dementi deficienti, non ho bisogno che il buonista di turno me lo dica. Il problema sul quale io mi focalizzo è il sistema. Il problema è che per un Gino Pallino che esce con la sua divisa la mattina, certo di quale sia il suo posto e che rischia la vita per difendere me e la mia famiglia e che deve tirare la cinghia per arrivare a fine mese perché non accetta di essere un corrotto, io mi levo tanto di cappello. Il fatto è che in Italia, per uno così ci sono altri 500 Pinchi Palli che, orgogliosi della loro pancia, indossano la divisa per ottenere il caffé gratis al bar, per attirare le donne inguine attratte dal fascino della divisa e per poter sfogare tutta l’arroganza di cui sono pieni sui normali cittadini che con il loro lavoro pagano il loro inutile stipendio.
Potete pensarla come volete, ma nel nostro paese è così, ve lo dice uno che nei corpi di polizia ci è stato e ha vissuto la cosa di persona.

Mi viene detto che parlo male dei ministri e dei politici …su questo non commento, fate voi. Io argomenti buoni non ne ho ancora trovati ma non mancherò di elogiare il ministro o il politico (indipendentemente dalla sua bandiera) quando mi dimostrerà di meritarselo. Non avrò problemi a farlo e chi mi conosce veramente lo sa.

M’incazzo con queste cose perché, se solo tutti lo volessimo, il sistema potrebbe funzionare meglio ma pare che la gente preferisca sempre andare al bar a lamentarsi del governo, della polizia, delle tasse, della moglie e di tutto quello che non funziona. Non sopporto chi si permette di venire a pontificare sul potere del voto quando non sa neanche quale sia, in realtà, il potere del voto. Bisogna andare a votare, al massimo pasticci la scheda …quando sento questo mi arriva il sangue agli occhi. E’ inutile se non nocivo dimostrare alla comunità di essere il bravo cittadino che si fa timbrare il registro di presenza elettorale per poi disegnare i cazzetti sulla scheda. Facendo così si fa il gioco sporco sia della tanto odiata destra che della tanto criticata sinistra. Il potere del voto, quando si vogliono cambiare le cose, sta proprio non andare a votare. Se la maggior parte dei cittadini non si presenta alle urne, quello si che è un vero e serio messaggio. Tradotto in Italiano significa “ci avete rotto le palle, non ci fidiamo più di voi”. Pasticciare la scheda e da vigliacchi! Se ci si presenta alle urne è per dare una preferenza, punto e basta!

Detto questo, spero sia chiaro che io non critico per piacere di fare, perché mi fa sentire maschio o saccente, ma perché mi piacerebbe vedere un paese con grandi potenzialità funzionare meglio. Se non me ne fregasse nulla, non perderei neanche tempo a scrivere certi post, scriverei barzellette e cercherei di passare per il simpaticone di turno. Non m’interessa il colore politico, il colore della pelle, l’essere o meno omossessuali e non mi interessa neanche il giudizio che una persona può o meno avere nei miei confronti o nei confronti della società, dei cani, dei gatti o delle zebre.
Se ho qualcosa da dire la dico, se una cosa non la conosco cerco di informarmi in merito. Stop!

So che questo post porterà un mare di critiche e di commenti anche poco piacevoli ma, detto tra me e voi, poco mi interessa. Che ognuno dica quello che vuole. L’opinione personale è un diritto che difenderò fino alla fine, chiunque sia che la esprime e che mi trovi daccordo o meno.



Costantinopoli aka Istanbul
novembre 13, 2007, 10:45 am
Filed under: Viaggi

Lasciata la Turchia, rientrato in Germania!

Ebbene si, le ferie sono finite ma non rimpiango nulla, sono stati cinque giorni spettacolari (a parte il tempo che ha fatto un po’ schifo)!

Cosa posso dire di Istanbul? Beh… bella, bella e ancora bella.

La gente è stata magnifica, sempre.
Cordiali fino all’estremo, anche chi non aveva nulla da guadagnarci (commercialmente intendo), sempre molto gentili e disponibili.

La città, anche se molto sgarrupata, era pulitissima, anche nei quartieri di mercato e al Bazaar, veramente linda, niente carte per terra, niente escrementi di cane (che al contrario dominano nelle occidentalissime città italiane). Le ragazze vanno vestite come in occidente, pantaloni attillati, decolté e capelli al vento, quindi niente veli, burka o cose del genere!

La cosa che mi ha stupito di più in assoluto è, comunque, il livello di sicurezza e di tranquillità nel girare per le strade, anche nei quartieri più pericolosi e malfamati. Nessun pericolo per macchina fotografica appesa al collo o per portafoglio. Polizia sempre presente, soprattutto in prossimità di monumenti e sempre con metal detector alla mano. Quando vedono un turista fanno molta attenzione che nessuno gli si avvicini per rompere le palle.
Contrariamente alla polizia Italiana che la maggior parte delle volte è messa li per sfoggiare divisa e arroganza, la polizia di Istanbul è li al servizio della gente, sia degli indigeni, sia dei turisti.
Una scena degna di essere raccontata è successa un pomeriggio quando eravamo nella parte asiatica della città, ci eravamo addentrati un po’ troppo e tornare indietro sarebbe stato lungo e la nostra conoscenza dei mezzi pubblici non era proprio esemplare. Abbiamo quindi chiesto ad una pattuglia della polizia in che modo tornare alla stazione dei traghetti e questi, dopo averci detto che non era proprio nelle vicinanze, ci hanno invitato a salire in macchina (quella di servizio) dicendoci che ci avrebbero accompagnato loro …sono sicuro che dalle nostre parti ci avrebbero fatto morire sul marciapiede piùttosto che fare lo stesso!

Altra cosa impressionante è il poter parlare qualsiasi lingua, compreso l’Italiano, ed essere compresi da tutti. Nel centro di Istanbul non c’è attività commerciale che non conosca Iglese, Tedesco, Spagnolo e Italiano, incredibie a dirsi ma è la verità!

La nota negativa è stato il tempo. Ha piovuto quasi tutti i giorni di permanenza e la luce per fare foto non era la migliore. Posso anche dire che la cosa peggiore, dopo il tempo, è stato il Muezzin della moschea sotto la nostra finestra che alle cinque e trenta del mattino decideva di schiarirsi la voce attaccando i megafoni a palla per intonare l’ Allāhu Akbar (Iddio è Sommo) …ma questo fa parte del fascino della città.

Comunque, se volete andare a visitare Istanbul o qualsiasi città della turchia, assicuratevi che l’albergo sia molto, molto distante da qualsiasi moschea! :D

Presto pubblicherò altre foto sul mio account Flickr, nel frattempo potete guardare quelle della mia compagna di viaggio proprio qui!