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Movies.
febbraio 16, 2008, 10:15 am
Filed under: Cinema, Varie ed eventuali

Vivendo in Germania ho scoperto il piacere di guardare i film in lingua originale.

Non che guardare Sisca in tedesco sia il massimo della comprensione, soprattutto se mentre parlano ti distrai un attimo e non capisci più il significato di quel caxxo di verbo alla fine! …ma perché cavolo i tedeschi mettono il verbo alla fine? Prima ti fanno tutto il discorso ma fino all’ultima parola non sai cosa diavolo vogliono dirti! Alla di Giovani casa andato sono …ma perché dico io, ma perchéééééé?
Mah, misteri della vita!

Comunque sia, trovando ben pochi DVD con la lingua italiana, mi sono adattato a guardare tutti i film in Inglese (ovvio, quelli americani ed inglesi) così ho scoperto il vero piacere che da la voce di De Niro in confronto a quella, pur sempre affascinante, di Amendola. Ho scoperto tutta una serie di cose che nei film doppiati si perdono, tipo le parole del padre di Tula che invece di dire he’s a foreign chiama il fidanzato della figlia it is xenos con talmente poca considerazione per i non greci da portarlo in terza persona neutra! :D …uno spettacolo!

Detto questo mi sono dato da fare per cercare qualche spezzone di film famoso che non sia doppiato, qualcosa di particolare da proporvi. Qualcosa che vi dia il vero gusto della lingua originale e di cosa essa sia in grado di suscitare nelle nostre emozioni!

Vi propongo quindi uno spezzone del Gladiatore dove il doppiaggio, anche quello inglese, è totalmente mancante.
Ebbene si, il gladiatore non è recitato in inglese ma ben si in una lingua non proprioamente nota a tutti e così ho deciso di offrirvi questo pezzo quasi introvabile. Attenti perché non c’è neanche nei contenuti speciali del DVD nella versione super lusso quindi questa è proprio una chicca!

Buon divertimento!



Fascismo e cinema.
novembre 7, 2006, 1:26 pm
Filed under: Cinema, Cultura, Società

Mussolini sale al potere nel 1922 e da quel momento sa che per conformare il popolo italiano alle idee del regime necessita di una larga azione di propaganda.

Per lo scopo, uno dei mezzi da privilegiare per l’epoca è il cinema.
Nonostante il regime totalitario, il cinema del ventennio in oggetto gode di una larga autonomia, ben lontana dalla pressante censura presente nella Germania nazista. Il regime fascista tende a controllare solo, ma in maniera totale, i cinegiornali e i filmati di propaganda che vengono presentati sempre, prima e dopo, ad ogni proiezione nelle sale cinematografiche.

I film romantici o storici non toccano l’interesse di Mussolini che quindi permette ai grandi autori di quegli anni, come De Sica e Visconti, di poter fare il proprio lavoro in tutta tranquillità. Ovviamente questo genere cinematografico doveva rimanere strettamente nel suo ambito e non toccare sfere considerate di esclusiva competenza politica.

Nel 1923 nasce L’Unione Cinematografica Educativa (LUCE), società ancora attiva ai nostri giorni, con lo scopo di creare una vasta produzione di documentari e di cinegiornali. Quasi tutta la produzione LUCE degli anni venti ha lo scopo di offrire al pubblico, sia italiano che estero, una documentazione precisa delle imprese, e in particolare dei successi, dell’Italia fascista.
Il cinema di propaganda nasce subito dopo ma è negli anni trenta che assume una morfologia propria in confronto al cinema popolare. Ha lo scopo di portare una immagine forte dell’italia e della sua voglia di rivincita dopo l’uscita, seppur vittoriosa, dalla prima guerra mondiale che ha portato non poche migliaia di morti e una sorta di malcontento generale dovuto alle pessime condizioni di vita.
In questi anni il regno d’Italia tende ad espandersi e a diventare un’impero. Bisogna conquistare nuove terre dove mandare quella parte della popolazione che ancora non ha mezzi di sostentamento, in particolare terre da coltivare. Si parte per la conquista dell’Africa.

A questo scopo, un’opera cinematografica importante voluta dal regime prende vita nel 1937 ed è il famosissimo (anche oltre oceano) Scipione l’Africano di Carmine Gallone. Occorreva qualcosa per far nascere nella popolazione l’orgoglio patriottico e, in particolare, giustificare ed accettare le nascenti campagne d’Africa (discorso a parte per la Somalia in quanto già colonia Italiana dagli anni ottanta dell’ottocento e rimarrà tale fino al 1960) con le quali Mussolini voleva realizzare la sua utopia e ricreare l’impero Romano.
La trama è un fatto storico realmente accaduto: Con la sconfitta di Canne, il senato romano affida a Publio Cornelio Scipione la missione di sconfiggere Cartagine sulla terra africana. Ed è proprio in terra d’Africa (era importante esaltare questo particolare) che Scipione sconfigge Annibale, per la precisione a Zama.
Quello che il regime fascista brama è far rivivere alla nazione questa parte di storia dei suoi avi.

Ritornando ai documentari politico-propagandistici e analizzandoli, vediamo tra loro alcuni punti in comune molto importanti tipo la voce del narratore sempre fiera, scattante, con pochissime pause, rapida nella descrizione e delle immagini che scorrono veloci, in bianco e nero dove il contrasto con la luce è ricercato. Immagini nelle quali si vede sempre tutto lustro, pulito, rigorosamente in ordine. Guardandole fanno sembrare bella e divertente anche la guerra che tale non è. La parola Duce viene nominata più e più volte e le frasi sono scelte alla perfezione, il tutto macchinato per far salire l’orgoglio del popolo italico e così ottenere l’approvazione, non politica ma morale, fatto ancora più importante!

Un esempio di questo tipo di cortometraggi, anche se in chiave umoristica, è stato girato ai giorni nostri. Sotto la regia e la fantasia di Corrago Guzzanti e Igor Skofic, ha preso vita un film tratto da una serie di riprese create per la trasmissione Il caso Scafroglia. L’attenzione ai particolari è notevole. Girato in una cava vicino Roma, il film narra l’avventura del gerarca fascista Barbagli (nome probabilmente inventato …mah!) e dei suoi fidati camerati sull’ostile pianeta rosso (bolscevico e traditor), conquistato in nome dell’impero. Il manipolo d’eroi passa per grandi scoperte, avventure e incontri alieni in una saga che raggruppa circa una decina puntate.

Vi propongo qui di seguito la sigla iniziale.

Come si può notare le analogie sono molte.
Il pianeta Marte è brullo e ostile così come si era presentata l’Africa all’esercito Italiano, la musica della sigla, liberamente tratta dalla più famosa Faccetta Nera di Giuseppe Micheli fino ad arrivare all’ossessione nella devozione verso il duce che caratterizza tutti i personaggi dei cinegiornali dell’epoca.

Di seguito ho inserito il primo episodio. Oltre la comicità del pezzo, è interessante notare le caratteristiche dei personaggi, la musica di fondo (originale) e i movimenti degli attori sempre in atteggiamento marziale. Se non fosse un pezzo comico sembrerebbe a tutti gli effetti un filmato propagandistico dell’epoca. Ricordiamoci che il cinema era muto fino alla metà degli anni trenta quindi le scene, in non rare occasioni, venivano commentate dal vivo nella sala cinematografica e aggiunto il sottofondo musicale.

Il film è stato presentato al festival del cinema di Roma (RomaCinemaFest) dove è passato in sottotono quando, invece, secondo la critica e il pubblico, meritava più spazio. La data di uscita della pellicola è stata lo scorso 27 Ottobre, durata 100 minuti, film a colori.
Eventuale recensione, per chi fosse interessato, su Cinespettacolo e University.La scheda degli attori la trovate dopo il filmato.

Buona visione.

Cast tecnico e produzione
Regia: Corrado Guzzanti
Sceneggiatura: Corrado Guzzanti
Soggetto: Corrado Guzzanti

Personaggi e interpreti
Corrado Guzzanti: Barbagli
Pasqualen Petrolo: Pini
Andrea Blarzino: Santodio
Marco Marzocca: Freghieri
Andrea Purgatori: Fecchia
Andrea Salerno: Bruno Caorso



Al femminile.
ottobre 23, 2006, 10:04 am
Filed under: Cinema, Cultura, Società

Rieccomi dopo un periodo di “ferie dal blog” che mi ha aiutato a rigenerarmi e a far fronte, organizzandomi al meglio, a tutti i vari impegni che ultimamente mi sono accollato.

Giusto per dimostrare che non sono misogino ma, anzi, credo che le donne siano una delle più belle invenzioni del creatore, rientro con un post tutto al femminile.

Ok, immagino le battute: “ma che sei stato in ferie a Casablanca?”, “ecco, un altro che si è convertito” oppure “mi sa che tua nonna aveva ragione!” …ebbene no, mi dispiace deludere tutte le donne che avrebbero voluto liberarsi di me e mi spiace anche per tutti gli uomini che si sono illusi di potermi baccagliare! >:o)

Come ormai qualcuno di voi ha intuito, ho una certa attrazione per le culture asiatiche e, tra queste, ho un debole particolare per quella Cinese, seguita dalla più famosa cultura Giapponese. In questo post vi presento un film di produzione cinese, girato a Taipei (Taiwan).
Un film ideato, diretto e interpretato da Sylvia Chang, 53 anni, Taiwanese di Chiayi.

Questo articolo non vuol essere una recensione, anche perché non sarei capace di scriverla ne, tantomeno, vuole essere una critica ma solo una mia personale opinione su una bella produzione cinematografica poco conosciuta in Italia che, a mio parere, andrebbe vista sia dalle donne, sia dai rappresentanti del sesso maschile così da poter capire cosa passa nella testolina delle loro compagne :)

20 30 40 l’età delle donne!L’idea: Pare sia nata da una serie di brani musicali, successivamente trasformati in sceneggiatura, incisi della stessa Chang con altre due autrici le quali, insieme alla regista, sono co-protagoniste del film e, per la precisione: Rene Liu (Taipei, 1970) e Angelica Lee (Malesia, 1976) anche protagonista di Gin Gwai” che da noi è meglio conosciuto con il nome di The Eye.

Il video della canzone che ha ispirato questa pellicola ve lo risparmio, anche se non dovreste avere nessun problema a capirlo in quanto è cantato in cinese standard (mandarino) e, per i meno pratici, è anche sottotitolato (come tutti i video cinesi)! :o)

Il titolo del film è 20 30 40 l’età delle donne (a lato la locandina originale) ed è un’opera totalmente al femminile, creata ed interpretata da donne per le donne, nella quale il loro universo …ironico e un po’ confuso, viene analizzato sotto alcuni aspetti nelle diverse età.

Trama: Le protagoniste vivono nella stessa città e nello stesso quartiere ma non si conoscono. La loro vita viene presentata in parallelo ma senza che tra di loro ci siano interazioni. Non è il classico film dove tre amiche si confessano ma è il ‘documentario’ della vita di ognuna, con la propria quotidianità e alle prese con un tema, quello sentimentale, che è posto al centro dei loro pensieri.
Come dice il titolo, le età di cui si parla sono tre con tutte le evoluzioni mentali, le idee, i desideri e i pensieri che accompagnano le donne. Come sono a vent’anni, cosa vogliono a trenta e cosa sperano a quaranta.

I vent’anni ci vengono raccontati attraverso gli occhi di Xiao Jie (Angelica Lee – 李心洁) che dalla Malesia affronta il suoAngelica primo viaggio per inseguire quello che è il suo sogno, cantare e ballare.
Viene presa, insieme a un’altra coetanea, sotto l’ala protettrice di un discografico fallito di nome Shi Ge, magistralmente interpretato da Anthony Wong Chau-Sang (Hong Kong, 1961), che cerca di lanciarle nel mondo dello spettacolo.

Xiao Jie vive il suo primo momento di liberta insieme alla sua allegra e ribelle compagna di avventura. Questo la spinge a porsi delle domande, in particolare si trova di fronte alla sua crescente attrazione verso le altre donne e all’incapacità di realizzare questa nuova esperienza. I giorni passano e il pensiero che il suo vero amore potrebbe non essere in un uomo ma nella sua nuova amica si fa sempre più insistente.

Renè LiùEd eccoci ai trenta dove entriamo nella vita di Xiang Xiang (Rene Liu – 刘若英), una hostess di linea con crisi depressive dovute alle poche soddisfazioni sentimentali, in cerca dell’uomo giusto e con la paura di morire da sola.

Xiang ha due cellulari e gestisce due uomini, un medico attraente ma sposato e un coetaneo ma con la testa di un adolescente da scuola superiore.

Divisa tra paure, fobie e tra i ricordi della madre, cerca a tutti i costi l’uomo ideale ritrovandosi sempre in relazioni grottesche, sterili, al limite del ridicolo. Talmente presa da questa sua mania da non accorgersi di quello che le gira intorno. Una trentenne moderna che subisce questa sua modernità, la voglia di cavarsela da sola, l’essere forte e indipendente esternamente si contrappone alla fragilità e all’insicurezza che ha dentro tanto da cercare appagamento nell’acquisto di vestiti o nel cambiare appartamento.

I quarant’anni si presentano in tutto il loro fascino e hanno il nome di Lily (Sylvia Chang – 张艾嘉), una bella donna, economicamente indipendente, proprietaria di un negozio di fioriSylvia Chang con una figlia adolescente e un marito ‘normale’ preso dal suo lavoro che la dà per scontata. Una vita monotona che un giorno cambia improvvisamente quando decide di divorziare dal noioso marito. Si rimette in gioco, tenta di recuperare gli anni passati a conformarsi nel ruolo di brava moglie e madre ma riapre la sua testa a quelle ‘paranoie’ alle quali aveva detto addio insieme ai suoi trent’anni.

Assiste una donna in coma all’ospedale nella prospettiva di sentirsi utile ma la solitudine l’abbraccia. Gli manca qualcuno per cui svegliarsi la mattina e così comincia la sua disperata ricerca di una seconda opportunità. Si trasforma in una ragazzina un po’ cresciuta con la voglia di sperimentare ma si ritroverà a gestire solo storie assurde con uomini più giovani o con affascinanti quarantenni divorziati alle prese con amanti ragazzine da gestire.

Questo film non farà gridare al miracolo ma sicuramente è molto divertente e ironico, ha un buon ritmo che mantiene per tutto il tempo e una bellissima fotografia. Probabilmente guardandolo gli uomini capiranno alcune delle esigenze delle donne (aiuta il rapporto di coppia per chi sceglie di averlo) e le donne, non tutte mi auguro, si rispecchieranno in almeno uno dei tre personaggi.