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Costantinopoli aka Istanbul
novembre 13, 2007, 10:45 am
Filed under: Viaggi

Lasciata la Turchia, rientrato in Germania!

Ebbene si, le ferie sono finite ma non rimpiango nulla, sono stati cinque giorni spettacolari (a parte il tempo che ha fatto un po’ schifo)!

Cosa posso dire di Istanbul? Beh… bella, bella e ancora bella.

La gente è stata magnifica, sempre.
Cordiali fino all’estremo, anche chi non aveva nulla da guadagnarci (commercialmente intendo), sempre molto gentili e disponibili.

La città, anche se molto sgarrupata, era pulitissima, anche nei quartieri di mercato e al Bazaar, veramente linda, niente carte per terra, niente escrementi di cane (che al contrario dominano nelle occidentalissime città italiane). Le ragazze vanno vestite come in occidente, pantaloni attillati, decolté e capelli al vento, quindi niente veli, burka o cose del genere!

La cosa che mi ha stupito di più in assoluto è, comunque, il livello di sicurezza e di tranquillità nel girare per le strade, anche nei quartieri più pericolosi e malfamati. Nessun pericolo per macchina fotografica appesa al collo o per portafoglio. Polizia sempre presente, soprattutto in prossimità di monumenti e sempre con metal detector alla mano. Quando vedono un turista fanno molta attenzione che nessuno gli si avvicini per rompere le palle.
Contrariamente alla polizia Italiana che la maggior parte delle volte è messa li per sfoggiare divisa e arroganza, la polizia di Istanbul è li al servizio della gente, sia degli indigeni, sia dei turisti.
Una scena degna di essere raccontata è successa un pomeriggio quando eravamo nella parte asiatica della città, ci eravamo addentrati un po’ troppo e tornare indietro sarebbe stato lungo e la nostra conoscenza dei mezzi pubblici non era proprio esemplare. Abbiamo quindi chiesto ad una pattuglia della polizia in che modo tornare alla stazione dei traghetti e questi, dopo averci detto che non era proprio nelle vicinanze, ci hanno invitato a salire in macchina (quella di servizio) dicendoci che ci avrebbero accompagnato loro …sono sicuro che dalle nostre parti ci avrebbero fatto morire sul marciapiede piùttosto che fare lo stesso!

Altra cosa impressionante è il poter parlare qualsiasi lingua, compreso l’Italiano, ed essere compresi da tutti. Nel centro di Istanbul non c’è attività commerciale che non conosca Iglese, Tedesco, Spagnolo e Italiano, incredibie a dirsi ma è la verità!

La nota negativa è stato il tempo. Ha piovuto quasi tutti i giorni di permanenza e la luce per fare foto non era la migliore. Posso anche dire che la cosa peggiore, dopo il tempo, è stato il Muezzin della moschea sotto la nostra finestra che alle cinque e trenta del mattino decideva di schiarirsi la voce attaccando i megafoni a palla per intonare l’ Allāhu Akbar (Iddio è Sommo) …ma questo fa parte del fascino della città.

Comunque, se volete andare a visitare Istanbul o qualsiasi città della turchia, assicuratevi che l’albergo sia molto, molto distante da qualsiasi moschea! :D

Presto pubblicherò altre foto sul mio account Flickr, nel frattempo potete guardare quelle della mia compagna di viaggio proprio qui!

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Mind the Gap!
marzo 11, 2007, 5:19 pm
Filed under: Viaggi

Mind the GapRieccomi online, rieccomi a casa!

Dopo due settimane fuori dall’Italia rientro nel bel paese.
Esco venerdì sera dall’aeroporto vestito da eschimese e mi ritrovo davanti agli occhi uno sparuto gruppo di strani individui calzanti infradito, bermuda, canottiera e occhiali da sole che mi guardano perplessi!

“Caxxo” – mi sono detto – “lo sapevo, ho sbagliato volo! Torino era il gate 82 e io sono entrato nell’83, quello dove stavano imbarcando per la Tanzania!”

Ivece no, ero proprio al Sandro Pertini di Torino, il nove Marzo e una temperatura da quindici Agosto da far sudare un sudanese (scusate la fesseria)!

Comunque rieccomi a casa dopo quindici giorni fuori, in giro per il nord Europa. Dopo una settimana passata a Düsseldorf, ormai mia seconda città, una tarda mattinata il mio capo mi chiama al telefono e mi dice: “quante Sterline hai in tasca?”, e io: “neanche una, come al solito!”.
Bene” mi fa lui “procuratene un po’ che alle sedici e trenta hai il volo per Londra”
“che culo” mi è venuto da pensare!

E così, dopo esattamente un anno, rimetto piede nella più caotica e affascinante città del mondo!London underground station

Una cosa che mi mancava di Londra è la voce della signorina della metro.
Quel suo fantastico accento inglese mi fa impazzire quando annucia: “Next station is Charing Cross, e quando dice Mind the gap between the train and the platform” dentro di me sento scattare una OLA da stadio, sento che il mio io interiore accende lo Zippo (ebbene si, il mio io interiore si fa le canne) e comincia ad ondeggiare!

Io sono un fans sfegatato della voce della signorina della metro londinese, ho tutti i suoi dischi e non mi faccio mancare il giro di tutte le linee pur di sentirla!

Dusseldorf!Il rientro in Germania, Giovedì sera, è stato simpatico soprattutto perché sono rimasto chiuso dentro l’aeroporto per più di un’ora con tanto di polizei a tutte le uscite ad impedire il passaggio.
Un simpatico signore mi ha spiegato in perfetto tedesco (forse perché era tedesco? …mah, vai a sapere!) che non potevamo lasciare la struttura in quanto durante uno scavo era stata trovata una bomba della seconda guerra mondiale e, fino alle 22.45, tutta la zona era chiusa in quanto dovevano farla brillare (…dovevano far brillare la bomba, non tutta la zona).
Finita la spiegazione di cui ho appreso si e no un 30%, mi ha dato un biglietto con la traduzione in inglese del problema e un buono da dieci euro da spendere in qualsiasi ristorante per far passare il tempo, poi con un sorriso si è congedato!
Con la massima precisione tedesca alle 22.45, come scritto sul foglio, arriva l’annuncio che tutto era a posto e si aprono le porte!

Una cosa mi ha fatto una strana impressione: quando sono salito sul Taxi diretto alla casa delle bambole, l’ascoltare alla radio il notiziario in tedesco mi ha fatto sentire a casa, mi ha fatto stare bene, mi sono sentito protetto. Tutto era familiare! …devo cominciare a preoccuparmi? :|



Miscion Impossibol: l’uccello di Ken
settembre 7, 2006, 5:44 am
Filed under: Umorismo, Viaggi

Ora è giunto il turno di dare la mia versione della storia:

Non erano ancora le sei del mattino di una domenica che si preannunciava speciale quando il telefono mi ha bruscamente interrotto il sonno con il suo squillare.

Dall’altra parte del filo Milo, il cane più intelligente del Canton Ticino, che mi porta novità. L’uccello di Ken è stato visto nei pressi della chiesetta di San Nicola nel Mendrisiotto!

Giusto il tempo di organizzare le cose, buttare giù dal letto Ken, una rapida colazione a base di peperonata e cozze e via, partenza verso la Svizzera.

La missione si presenta da subito difficile, salvare il pennuto non è opera da poco. Ci rendiamo immediatamente conto che da soli non possiamo farcela. Necessitiamo assolutamente di un aiuto in più, ma non di un aiuto normale, di un professionista nel settore delle trattative e delle azioni di guerra.

Una telefonata in codice e fissiamo l’appuntamento con il socio entro un ora.
La zona dell’incontro è la Pellerina dove ci sono solo due modi per arrivarci: paracadutandosi da un AirMacchi o prendendo il 55 in Corso Agnelli …inutile rischiare, meglio il lancio.

Ed ecco che il primo problema si insinua rapido come una lumaca messicana. Sprovvisti del paracadute in quanto lasciato la sera prima in tintoria, cerchiamo di raggiungere il punto X con un corazzato pluriequipaggiato con armi di alta precisione che fanno sudare d’invidia anche Olmert e soci. Per passare inosservato, il mezzo in oggetto è stato mascherato da Ford Fiesta del 1999 con tanto di bollo sulla portiera anteriore sinistra.

Raggiunto il luogo del Rendevouz, ad attenderci Senpai che, comprendendo la natura rischiosa dell’operazione, per non dare nell’occhio si presenta travestito da rappresentante di WordPress. Tempo di saltare sulla SenpaiMobile, soprannominata affettuosamente Biemmevù, e via alla volta del primo difficile ostacolo meglio conosciuto con nome in codice: “la Torino-Milano”!

La voce dell’operazione segreta si è con tutta probabilità già sparsa, infatti per bloccarci hanno disseminato la strada di ostacoli mascherandoli da lavori in corso. Il Senpai non si fa prendere dal panico e, sicuro della sua guida accellera e rasenta tutto quello che si muove (e non) lungo l’autostrada. Il Duss detto anche Das ma meglio conosciuto con l’abbreviativo ‘minchia se non rallenti e non la finisci con ste rasette ti vomito anche quello che ho mangiato alla prima comunione’ si rende veramente conto che il rischio di non portare la pelle a casa è sempre più concreto.

Giunti alla dogana inizia l’incognito. Il paese è nuovo e nulla ha di italiano. Non è possibile riconoscere le strade in quanto sprovviste di cassonetti dell’immondizia bruciati e sacchi rovesciati. Non ci resta che affidarci alla tecnologia. Il Senpai attiva un marchingegno di cui solo alti agenti della CIA ne sono in possesso. Nome in codice TomTom, sarà lui ad indicarci la corretta via da prendere per raggiungere Mendrisio. Dopo una serie di svolte e girotondi e 45 minuti passati intorno all’unica fabbrica di cassette per la frutta di tutta la confederazione, decidiamo di mandare a cagare la tecnologia e ci affidiamo ai meno tecnologici cartelli con su scritto “Mendrisio” sparsi qua e la per la strada.

Alla stazione dei treni, tra uno sparùto gruppo di autoctoni locali, ancora discendenti degli Elveziani dell’Africa centrale, troviamo ben mascherate, quasi irriconoscibili, l’agente segreto HGSDN2536TRD565784UI75 meglio conosciuta con il più complesso nome di Sonia e la sua collega, l’agente segreto HGSDF5434DRG67787 detta anche ‘La Susy’. Saranno loro ad accompagnarci dove il Pennuto di Ken viene tenuto prigioniero.

Saliamo sulla Blabla mobile e ci dirigiamo verso la collina. La strada imboccata è stretta, stretta, ma stretta …ma strrrrreeettta. Talmente stretta che per passare siamo dovuti entrare in contatto intimo con l’ignaro viandante incrociato nella direzione opposta.

Giunti nel quartier generale dei sequestratori, mascherato da semplice ristorantino in cima alla collina, ci introduciamo al suo interno in incongnito fingendo di essere tre semplici turisti italiani accompagnati da due ragazze svizzere che vanno a spasso in cerca di qualcosa da mangiare.

 

…tu bi continued



Ricordi.
luglio 17, 2006, 10:42 am
Filed under: Viaggi

Treno a vaporeSarò breve.

Un fine settimana di caldo, quel caldo umido che ti fa bagnare la pelle appena uscito dalla doccia.
Un fine settimana all’insegna di letture e di un incontro piacevole, un ritrovarsi con una persona che ormai da mesi era lontana dai miei occhi ma non dal mio cuore. Da prima di spostarmi in Germania. Quasi un anno.

Un fine settimana ormai passato.

Prima della mia lunga trasferta in terra straniera avevo l’ufficio in una piccola cittadina del canavese. Una cittadina famosa non tanto perché turisticamente attraente ma perché li un tempo venivano prodotte macchine da scrivere. Una cittadina famosa soprattutto in Febbraio, per via di una strana usanza dei suoi abitanti di passare tre giorni interi a tirarsi arance in faccia.

Ricordo che all’epoca, ogni mattina, per recarmi a lavoro dovevo prendere il treno. Non un treno normale.
Un mezzo da noi, utenti delle ferrovie, soprannominato ‘La freccia del Canavese‘ per la sua capacità di non giungere mai in orario. Almeno per quei pochi giorni la settimana che era in grado di arrivare.
Una linea ferroviaria dove i binari risalgono al regno di sardegna e l’ultima manutenzione fatta poco dopo l’unificazione! Una linea senza cavi della corrente dove il locomotore viene caricato di gasolio, usato per muovere il convoglio e per inquinare la valle d’ingresso alle alpi e ad uno dei parchi nazionali più belli!

Quel treno che, giunto a pochi chilometri dalla meta, doveva passare su di un ponte con sotto un torrente. Un ponte non più esistente, crollato con l’alluvione del Piemonte del 1994.
Un sostegno in ferro, opera dei geni ferrovieri dell’esercito è, da 12 anni, il sostituto di quell’antico ponte in pietra.
A passo d’uomo tenta di raggiungere l’altra riva. In quei venti metri si sente il vagone barcollare, ondeggia come stesse marciando su un materasso a molle.
Sospiro, trattenuta del fiato generale e via, ancora una volta ce l’ha fatta!

E’ passato un anno dall’ultima volta che ho provato questa esperienza.

Oggi una riunione alle tre del pomeriggio (pessima scelta) mi riporta per un giorno indietro nel tempo.
Cosa sarà cambiato in questo periodo? Che effetto mi farà rivedere quei luoghi?

…fra un paio d’ore lo scoprirò!

Giusto per concludere:
Smeg: “Dante. Ricordati che la vita è un temporale e prendersela nel culo è un lampo!”
Dante: “Grazie fratello, viaggio più tranquillo adesso!”
(dialogo tratto da A/R Andata+Ritorno)



Ok Guys, questo è il primo post che mi viene in mente…
maggio 31, 2006, 3:57 pm
Filed under: Viaggi

Qualcuno di voi è mai stato in CINA?

Shangai

Perché questa domanda? semplice; ho scaricato il modulo di richiesta permesso di soggiorno per turismo e vogliono sapere assolutamente:

  1. Il mio nome cinese
  2. Il mio precedente cognome (che cavolo significa???)
  3. La mia cittadinanza d’origine (che non è quella attuale)

    La cosa bella è che senza questi campi il modulo viene rifiutato, nessuno dell’ambasciata ti sa aiutare e, per presentarlo, devi pagare 16 Euro.

    Ma il problema non sono i 16 Euro, il problema è che potrebbe essere rifiutato il visto e, guarda caso, una delle domande successive del modulo è:
    “La sua richiesta di visto Cinese è mai stata rifiutata?” …pena la non accettazione!

    AIUTOOOOOOOOOOOO!!!!!!!

    Dusseldorfer